Pensieri nel metrò

Fatalità

Ho sempre ammirato le donne sicure. Le ammiravo da lontano, come un cucciolo che guarda la mamma per capire come fare le cose più elementari, come lavarsi, proteggersi e procacciarsi il cibo. Io cercavo di carpire dalle donne sicure come fare ad essere donna. Un controsenso, a veder bene, perché donna lo sono sempre stata, ho controllato appena stamattina e vi giuro che era tutto al proprio posto. Eppure la natura si è dimenticata di darmi questo upload, e nessuno mi ha insegnato mai come fare, e chissà come hanno fatto queste donne fatali, intriganti e misteriose, se sono “nate imparate” come si usa dire dalle mie parti, o se hanno solo avuto bravi maestri, chissà. Il punto è che più le guardo e più penso che sono una razza superiore, non sono solo femmine ma sono anche donne, e lo percepisci da moltissimi fattori, che non sono cose banali come l’indossare un babydoll per andare a dormire (ma chi ci crede) o non indossare i collant anche se fuori ci sono -4 gradi (tra vent’anni chi di noi avrà le gambe blu?) ma da piccolissimi gesti che loro fanno con naturalezza e che se provassi a replicare risulterei come una scimmia urlatrice in una pinacoteca: inappropriata. Loro si passano una mano tra i capelli e quelli ricadono a rallentatore sulle loro spalle, guardano a destra e a sinistra prima di attraversare la strada e con il loro sguardo sfuggente fanno innamorare dieci clochard, si piegano per sistemare l’orlo della gonna e subito parte non si sa da dove la musichetta di Ghost, incontrano il tuo sguardo sul vagone di un treno in una giornata orribile e non sono spaventate dal contatto, ma anzi lo portano avanti ed increspano magari anche un po’ le labbra, rendendo la vita degna di un film della Disney con uccellini cinguettanti fuori dal finestrino, anche se Trenitalia ha annunciato un ritardo di centocinquanta minuti e salto carpiato all’indietro. Sono quelle donne che gli uomini non possono fare a meno di guardare, che non ostentano necessariamente centimetri di pelle da esposizione, ma che attirano l’attenzione con la loro sola presenza. Sono le donne che posseggono il dono della fatalità da cui non puoi scappare, puoi solo abbandonarti al moto incontrollato di adorazione che provocano. 

L’eleganza e la raffinatezza, ho notato, sono caratteristiche ormai in via d’estinzione tra le esponenti del sesso femminile: vi è una perpetua corsa alla ricerca dell’eccesso, oltre che ad una imbarazzante omologazione; Leopardi considerava la moda sorella della morte, perché entrambe figlie della Caducità. Però a differenza della morte che è “una livella” per citare Totò, la moda segna inevitabilmente delle divisioni tra classi, fisicità, prestanza e anche intelligenza, a mio parere. La moda non tiene conto della soggettività ma rende tutti schiavi di un gusto collettivo spingendo su tutti i canali di comunicazione possibili, e così ritrovi gli stessi jeans in televisione, sui social, per strada, e cominci a pensare che nonostante tutto non sono così male, finendo con lo spendere soldi per qualcosa di cui probabilmente non avevi bisogno e che fra qualche anno ti sembrerà obsoleta per il solo fatto che Qualcuno ha deciso che lo era. Ecco, le Donne che descrivevo in apertura sono al di sopra di questi meccanismi, perché fanno delle loro idee il motore più importante che traina la loro esistenza, che così fluisce leggera, come i loro passi per la strada, sempre una spanna sopra al pavimento calpestato dalle mediocri esistenze. 

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2 thoughts on “Fatalità

  1. Mi alleno ogni giorno per guadagnare quella bellissima fatalità di cui parli, molto piacevolmente tra l’altro.
    In piccole cose ci riesco, in tante mi lascio trascinare dalle masse….Ma confido, con impegno, di riuscire a reinventarmi.
    Tu, fatale, come sempre ❤

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