Nuova uscita · Recensione

Ogni spazio felice di Alberto Schiavone

Uscito nelle librerie il 2 marzo per Guanda, “Ogni spazio felice” di Alberto Schiavone è un’assoluta novità positivamente recensita da Marco Missiroli (di cui ho tanto, ma tanto amato “Atti osceni in luogo privato”) che a proposito di questo romanzo ha scritto:

«Finalmente un libro che indaga la malinconia dell’amore senza paura, nell’unione di due anime che si dibattono dentro la solitudine dei nostri tempi.»

La trama non è un granché complessa a dire il vero ma, come per tutti i buoni romanzi, sono i dettagli a fare la differenza. andiamo con ordine e parliamo dei personaggi.  Ada e Amedeo sono una coppia sposata da circa vent’anni. Entrambi in pensione, lei è un’ex professoressa di lettere, lui un ex vigile urbano. A pesare sulle loro vite come una scomoda, pesante presenza-assenza, la grave perdita di un figlio adolescente, una figlia incinta di un uomo incapace di prendersi le sue responsabilità e in tutto questo lo spettro dell’alcolismo di lei, che tanto spettro non è, perché Amedeo è costretto a viverci a fianco notte e giorno, a vederlo prendere possesso del corpo della moglie e ad alimentarlo lui stesso pur di farla felice.

È una posizione ambigua quella di Amedeo, abituato ad amare una donna che non è più la stessa, che ha sposato ma che rivede nei brevissimi suoi momenti di lucidità, nei loro scambi di battute secchi e sagaci che quasi ricerca pur di non accontentarsi di avere al fianco solo una creatura schiava di un dio più grande che fa di lei ciò che vuole e la conduce inesorabilmente al baratro della sua esistenza. Per questo lui, marito devoto, non riesce a guidarla verso l’uscita, perché in un certo qual modo la condizione della moglie lo rende necessario ora che non ha più uno scopo nella vita, dopo aver dato a chiunque indicazioni per mestiere.

Dopotutto l’alcol è la via di fuga che Ada ha scelto per sfuggire alla realtà di un figlio tanto desiderato e tanto a lungo pianto, mentre per Amedeo la via di fuga è diversa, per certi versi non meno dannosa: lui immagina storie. Riesce a immaginarsi ogni giorno altrove, a vivere situazioni incredibili estraniandosi da tutto ciò che non lo soddisfa abbastanza, cercando negli altri un modo per sfogare la sua insaziabile voglia di evasione ma anche che stimoli la sua creatività sopita e che lo faccia sentire ancora piacevole e piacente e non già un vecchio con un piede nella fossa e una moglie malata a carico.

È pieno di solitudine Amedeo ma ha spalle possenti nonostante l’età e riesce a sostenere il peso del lutto, della malattia e anche della delusione, quella della figlia Sonia che si è affidata completamente all’uomo sbagliato con l’incoscienza di chi ama ad occhi chiusi e che ora chiede al padre di aiutarla. Solo questo ridesta Amedeo dalla sua inutile normalità e gli regala nuovamente uno scopo. Scopriamo così un uomo caparbio interessato e interessante, un uomo che ama nonostante tutto ciò che la vita gli ha riservato.
Ci insegna così che non sono i rimpianti a condizionare la vita di un uomo, non le sofferenze né i rimproveri che gli altri gli fanno o che lui fa a se stesso con mano ferma, severa e implacabile ma soprattutto la sua curiosità, il suo desiderio di scoprire cosa ancora la vita potrà riservargli, quali novità, quali altre esperienze.

Nonostante le disgrazie, Amedeo vive per guardare oltre il bordo, per affacciarsi sulla soglia del dirupo, guardare in basso a cosa potrebbe essere e tuttavia scegliere di non finirci dentro e di farsi piuttosto trascinare come una foglia al vento verso un altro minimo cambiamento di rotta, verso un’altra distrazione. 
Possono essere situazioni piccolissime che nella vita di chiunque sarebbero di poco conto, come scoprire di avere dei nuovi vicini, scoprire che gli è stata rubata la bicicletta o che qualcuno ha piacere a passare del  tempo con lui: Amedeo ci si appoggia e tramite queste inezie si dà la spinta, ancora un altro giorno, ancora un’altra settimana, ancora più avanti un passetto alla volta.

Questo articolo è presente anche CrunchEd.

“Sono pieno di rimpianti.”
“È infelice?”
“Con parsimonia.”
“Allora va bene, è accettabile.”
“Vuol dire che essere un po’ infelici va bene?”
“Voglio dire che è normale.”
“Sono tanti anni che non mi sento normale. Che la mia vita si comporta in modo strano. Finirò per inseguire la normalità.”

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