Embrioni · Interviste

Embrioni

Embrioni è una rubrica che si ripropone di indagare nelle menti di scrittori in erba, per capire ciò che pensano e come lo pensano, per capire come nasce un romanzo o un racconto, cosa li spinge a comunicare con il mondo sotto forma di frasi, paragrafi e capitoli, e perché hanno deciso che da grandi vogliono vivere, senza se e senza ma, all’interno della carta stampata.

coletta
Ringrazio l’artista Valentina Aprile per aver deciso di collaborare con me a questo progetto.

Il mio primo Embrione è Francesco Coletta, che scrive sul suo blog (da poco rimesso a nuovo) D’amore e gas serra. La scelta è stata profetica: come lui stesso mi ha raccontato, in un periodo per lui transitorio e confuso, dopo aver abbandonato il corso di studi in Ingegneria edile e architettura ed essersi preso un anno sabbatico per capire verso quale direzione far volgere la sua esistenza, ha scritto una raccolta di poesie chiamandola Atto di nascita, che sancisse per lui un nuovo inizio all’insegna dell’arte e delle parole, un battesimo in versi.  Francesco è un ragazzo determinato e determinante, perché proprio lui pur con qualche riluttanza mi aiuterà a rompere il ghiaccio e ad entrare nel vivo di questi argomenti spinosi. Ma cominciamo cercando di conoscerlo meglio, e con questo intendo ovviamente facendogli le domande che un’avida lettrice come me ha in mente quando pensa a cosa determina una persona, ovvero i libri che legge.

Quale libro è sul tuo comodino attualmente?

Precisando che non voglio fare la figura dell’intellettualoide, attualmente sto leggendo Le familiari di Petrarca, incuriosito da un esame che mi ha fatto scoprire la figura di questo scrittore che adesso sento come un mentore e che mi ha spinto per la prima volta ad approcciarmi ad un testo classico.

Qual è il tuo autore preferito?

Quando ero al liceo ho divorato qualsiasi cosa provenisse dalla penna di Palahniuk, ma con il tempo ho capito che uno scrittore non dovrebbe avere un autore preferito se non se stesso, perché spesso si incorre nel pericolo di cercare di emulare gli altri, quando invece l’intento dovrebbe essere quello di condensare le qualità migliori degli scrittori che si leggono per crescere e migliorare.

In quale epoca ti sarebbe piaciuto vivere?

Proprio a tal proposito ho scritto una raccolta di racconti poco tempo fa, in cui ogni testo era incentrato sul desiderio di qualcuno di vivere in una particolare epoca lontana, l’età d’oro ideale- io non la penso a questo modo, penso sia importante amare l’epoca in cui viviamo, perché rintanarsi in tempi lontani ed ideali non ha un’utilità se non quella di estraniarci, mentre uno scrittore dovrebbe sempre essere inserito al massimo nel mondo in cui vive, anche se esso è sommerso nel cemento e ci sembra soffocante e non ci permette di respirare, il compito di un Embrione è quello di far emergere la bellezza.

Che tipo di rapporto hai con la scrittura?

Il mio è un rapporto fondamentalmente competitivo: in principio spesso mentre scrivevo mi paralizzavo ed abbandonavo un progetto, perché pensavo sempre che qualcuno di più bravo di me avrebbe potuto esprimere le stesse cose che volevo esprimere io ma in una forma più aggraziata, più diretta, in poche parole migliore. Petrarca stesso scrive che la paura di scrivere male genera impotenza. Ora mi approccio alla scrittura diversamente, mi butto, perché ho capito che più si scrive e ci si esercita e più si migliora; l’errore è il maestro più efficace.

In quali situazioni ti capita più spesso di trovare l’ispirazione o, se la cerchi volontariamente, dove o in cosa?

L’ispirazione può venirmi, banalmente, dalla scia che un aereo ha lasciato nel cielo: mentre chiunque altro potrebbe pensare che l’ha deturpato, la mia percezione è differente, è volta al cercare e trovare il bello anche nelle cose brutte, o degradate, o decadenti, come un palazzo in rovina, nei gas di scarico, nelle strade e nella metropolitana.  Mi piace cercarla invece in luoghi affollati, come ad esempio le strisce pedonali; amo guardare la gente ed il loro comportamento, cosa succede quando due uomini per sbaglio si scontrano e come reagiscono, mi piace indagare l’umanità delle persone tramite i loro piccoli riflessi incondizionati che il vivere in società porta a galla. Più di tutto ricerco la stravaganza, la non convenzionalità che c’è in giro.

Preferisci la classica carta e penna o il digitale?

Preferisco senza dubbio il digitale, perché ritengo la penna uno strumento affascinante ma obsoleto, sia per questioni pratiche che etiche, mentre con il foglio Word il processo creativo è comunque immediato ed istintivo, ma le rifiniture e tutti gli step correttivi che seguono sono resi dal computer infinitamente più semplici intuitivi e pratici. Un altro motivo risale forse al fatto che ho una grafia molto sgraziata, e che spesso non riesco facilmente a decodificare: il foglio digitale mi dà un’immediata visione d’insieme della pagina e mi permette di spaziare più rapidamente.

Qual è il miglior momento della giornata per scrivere?

Non c’è un vero e proprio momento ideale, ciò che so è che se ho del tempo libero e decido di scrivere qualcosa, in quel momento la mia mente si svuota, e non c’è verso di trovare una qualsivoglia ispirazione, mentre se sono impegnato a fare qualcosa, che sia studiare leggere o altro, le idee mi bombardano il cervello e necessitano di essere scritte. Stessa cosa mi capita ad esempio prima di addormentarmi, anche in quel caso faccio un po’ più di fatica a scrivere; ma è sempre meglio appuntarsi ogni idea e valutarla poi con più calma piuttosto che cassarla istantaneamente senza darle nemmeno una possibilità: non si può mai essere i critici di se stessi.

In che misura il mondo in cui vivi influisce su ciò che scrivi?

Tutto ciò che scrivo deriva da ciò che vivo direttamente, trovo sia fondamentale; certo potrei sempre immedesimarmi nelle situazioni, immaginarle oppure documentarmi approfonditamente su qualcosa che mi interessa, ma so che non sarebbe la stessa cosa, occorre indubbiamente molta bravura. Le emozioni che uno prova in prima persona hanno sempre un gusto più autentico e di conseguenza più recepibile.

Quanto i libri che leggi influenzano il tuo stile?

Più che altro sono i libri che leggo ad essere influenzati da ciò che in quel momento mi passa per la testa! Se per esempio mi convinco di voler scrivere un testo distopico comincio a leggere tutti i migliori romanzi del genere per prendere ispirazione e migliorarmi: la lettura per me è una questione di funzionalità e necessità, e tematiche e stili sono in questo senso interconnessi.

Quando cominci a scrivere hai già una trama in mente e segui uno schema ben preciso oppure ti lasci trasportare da quello che stai scrivendo?

Solitamente nel momento in cui ci si mette davanti al computer per scrivere qualcosa si ha già un’idea in testa: è importante sapere ciò che stai facendo, ma poi una volta cominciato più scrivi e più la storia si dipana tra le tue dita naturalmente. Non serve sapere già come andrà a finire, e non serve nemmeno avere fretta: la storia si costruisce un pezzo alla volta a partire dall’idea originaria. Per quanto riguarda invece le poesie la loro nascita è molto più lunga e travagliata; le tengo in memoria e le vado a trovare di tanto in tanto, le limo o ci aggiungo qualche parola, a volte posso andare avanti così per anni. Le mie poesie sono come dei conoscenti di vecchia data, mi piace sapere come stanno e essere loro d’aiuto, ma anche che loro aiutino me. A volte credo di frequentare più i miei file Word che le persone.

Come scegli i titoli per i tuoi racconti o le tue poesie?

Non sono assolutamente tagliato per i titoli, e mi odio per questo; uso titoli strani, brutti, lunghissimi, perché mi sembra impensabile condensare tutto quello che ho scritto in due o tre parole; sovente infatti la gente resta interdetta, quindi a volte per me è più semplice lasciarli definire a chi mi legge- tutti hanno un lettore di fiducia.

Di quali argomenti preferisci scrivere?

Durante il mio anno sabbatico per esercitarmi guardavo le persone per strada e sui mezzi pubblici e cercavo di capire la loro storia,e di scriverla. Gli altri sono un’infinita fonte di ispirazione, perché esistono, e l’esistenza in sè è sempre affascinante per le mille strade che può percorrere, nelle quali può inciampare o cadere. Altro argomento del quale mi piace scrivere riguarda la mia conflittualità con le brutture del mondo moderno; la ricerca del bello e dell’armonia in questo mondo che corre che traffica e che si affanna a volte è sfiancante. Ma questo è il mio compito e da brava formica porto avanti la mia opera con impegno e dedizione.

Perché scrivi?

Quando siamo piccoli il primo e più immediato nostro bisogno è quello di liberarci dei brutti pensieri, di sfogarci per star meglio, é per questo che teniamo un diario; crescendo invece ho cominciato a scrivere per un istinto quasi narcisistico, perché pensavo che ciò che stavo scrivendo meritava di essere letto e condiviso, di essere preso ad esempio. Il bisogno di comunicare in questo modo nasce da una spinta egoistica che mette la mia visione della vita in una posizione di universalità, in particolare la mia visione del mondo come un posto pieno di bellezza: penso sia il mio modo di salvare gli altri, di convincerli a non disperare. E poi perché in fondo mi diverte. Mi diverte scrivere un testo particolare per scioccare la gente, mi piace comunicare con loro attraverso la sorpresa.

 

Annunci

One thought on “Embrioni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...