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Roald Dahl: tra libri e film

Oggi parlerò di un autore che ho molto a cuore e che purtroppo si sta rivalutando solo da poco, almeno qui in Italia, grazie a varie iniziative editoriali (proprio l’anno scorso è ricorso il centenario della sua nascita e Salani ha ristampato molti dei suoi classici) e cinematografiche, come il lancio del nuovo film di Steven Spielberg ispirato alla fiaba del GGG. Questa volta non potevo limitarmi a scegliere solamente un libro ed un film, perché la vastità della sua produzione ha ispirato moltissime pellicole e sceglierne una era praticamente impossibile! Farò quindi una rapida panoramica del suo operato e dei film da lui ispirati nella speranza che nasca anche in voi il germe della fantasia e la passione per la lettura che ha instillato in me quando ero solo una ragazzina annoiata, e che ha trasformato quella noia in ore passate a fantasticare e scrivere.

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Prima di tutto parto dicendo che Roald Dahl è stato uno dei miei miti nell’infanzia, perché da bambina prima ancora di sbellicarmi con La fabbrica di cioccolato o Le streghe (letture che ho poi recuperato non molti anni fa) mi capitò tra le mani un libricino chiamato Boy, dalla copertina accattivante grazie alle immancabili illustrazioni di Quentin Blake; a proposito, i due hanno cominciato a collaborare nel 1977 con l’uscita de Il coccodrillo enorme e non hanno più smesso, e infatti risulta difficile immaginare un libro di Roald Dahl senza le illustrazioni dell’artista, un connubio perfetto tra due menti fantasiose ed eccentriche.

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Come l’edizione inglese specifica nel sottotitolo del romanzo si tratta di Tales of childhood, ovvero racconti dell’infanzia dell’autore, che seguono il suo percorso di crescita all’interno delle scuole elementari, poi del terribile collegio St. Peters, delle scuole superiori ed infine della sua partenza per la guerra nei corpi d’aviazione britannica, la Royal Air Force. Il libro in realtà è stato scritto solo nel 1984, a pochi anni dalla morte, e non è nemmeno considerato un romanzo per bambini, ma io ne sono rimasta profondamente colpita sia per i luoghi descritti, molto diversi da quelli che ero solita vivere, sia per la perenne ambivalenza degli aneddoti narrati, un po’ macabri, un po’ inquietanti, ma divertentissimi. L’amore per la vita di Roald Dahl nasce proprio da qui, da un’infanzia che molti potrebbero definire turbata ma che è stata per lui fonte inesauribile di idee ed ispirazioni che ha poi riversato tutta nei suoi libri. E Boy si può definire un compendio alla quasi intera produzione letteraria dell’autore, quella che gli ha portato la maggior fortuna, ovvero quella dedicata all’infanzia: chi non ha mai visto almeno una volta nella vita il film Matilda sei miticae non ha avuto paura della Signorina Trinciabue, e non ha esultato con l’intero collegio per la rivincita della piccola protagonista? Per non parlare del film La fabbrica di cioccolato, di cui esistono due versioni, quella del 1971 di Mel Stuart con un inquietante Gene Wilder, o quella più edulcorata diretta da Tim Burton. Entrambi i libri sono stati ispirati da eventi che Roald Dahl in prima persona ha vissuto, e che ripercorre in Boy con la sua caratteristica sagacia ed umorismo. A guardar bene gli eventi da una prospettiva più distaccata, essi sono a dir poco inquietanti: gli adulti che popolano l’infanzia dello scrittore, che poi non si discostano molto da quelli narrati nei romanzi, sono adulti cattivi, cinici, capaci di punizioni crudeli ed immotivate, che non hanno la benché minima fiducia nei bambini e nella loro onestà legittimandoli, quindi, a ricorrere ad astuzie e tranelli per raggiungere i propri obiettivi.

Proseguendo il percorso cinematografico intrapreso i ragazzi degli anni Ottanta non potranno dimenticare il cult Gremlins, che è anch’esso una trasposizione di un libro dello scrittore inglese, di cui lui stesso aveva adattato una scenografia per un film prodotto dalla Disney che però non fu mai realizzato fino al 1984, anno in cui Steven Spielberg promosse e portò a termine questo progetto divenuto poi simbolo di un’epoca.

Ancora una volta incontriamo Tim Burton in questa lista di film, per aver realizzato in stop motion il bellissimo James e la pesca gigante, che come di consueto ripropone le tematiche più care a Roald Dahl, l’infanzia bistrattata e solitaria, un’opportunità per cambiare la propria vita e la forza di farlo, amicizie bizzarre e la morale del riscatto. Il film è passato un po’ in sordina ma vi assicuro che è un vero capolavoro.

jamespeach2-999x445Ancora un film, questa volta che non ho particolarmente amato, è l’ultimo diretto da (ancora una volta) Steven Spielberg, ovvero appunto il GGG, remake di un film animato del 1989 arrivato in Italia con il titolo Il mio amico gigante. Nonostante l’hype durante l’attesa durata un anno intero per questo film, non è riuscito a prendermi abbastanza, non tanto quanto il libro almeno, che nel mio cuore resta sempre uno dei miei preferiti non solo per la trama ma soprattutto per i ricordi associati alla lettura, le prime volte in cui immaginavo storie e personaggi e li leggevo e rileggevo fino a renderli reali. Ultimo ma non per importanza presento quella che secondo me è la trasposizione più bella di un romanzo di Roald Dahl (i libri non li ho letti ancora tutti, ma i film li ho visti eccome): Fantastic Mister Fox, diretto dal meraviglioso Wes Anderson nel 2009 con la tecnica della stop motion. Che dire, oltre alla trama che ovviamente è comica e coinvolgente la regia è qualcosa di divino, che vi farà dimenticare cosa significhi essere stressati per un’ora. Questo è l’effetto Wes Anderson.

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Andando oltre Roald Dahl non è stato solo prolifico scrittore per bambini e ragazzi ma anche per adulti: a parte due romanzi, di cui uno, Lo zio Oscar, è in attesa di essere letto nella mia libreria, Dahl si è dedicato quasi unicamente a racconti di breve durata in cui dà il meglio di sé: la sua miglior qualità infatti è quella di renderci partecipi di avvenimenti quasi sempre surreali oppure anche verosimili, come nel caso de Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra e scavare nella comicità grottesca insita nelle vicende, anche le più tristi o scabrose (Pirandello docet) tirando fuori una storia che nella sua brevità è sempre come una piccola perla di inventiva oltre che di intrattenimento. Qualsiasi aspirante scrittore dovrebbe leggere almeno una volta nella vita una di queste raccolte di Roald Dahl (ricordiamo, tra le più importanti: Storie impreviste Storie ancora più impreviste, tutte raccolte in una splendida edizione rilegata edita da Longanesi dal titolo Roald Dahl tutti i racconti) per cogliere il processo che utilizza per portare i suoi racconti sempre ad una brillante quanto imprevista ed esilarante conclusione.

 

In questo post avrei potuto parlarvi di tante altre cose, me ne rendo conto, della bellezza de L’ascensore di cristallo ed il suo essere sottovalutato, del mio primo incontro con lo scrittore, proprio tra i banchi di scuola, con La magica medicina, o de Lo scrittore automatico, una critica pungente all’editoria, dei Versi perversi che per me lo mettono direttamente tra il Dr. Seuss e Lewis Carroll, ma ho deciso di parlarvi delle cose che più mi stanno a cuore, dei film e dei libri, senza nessun intento didattico, semmai propositivo, ovvero: ora che ve li ho presentati e proposti, leggeteli tutti!

 Guardate con occhi scintillanti tutto il mondo intorno a voi, perché i più grandi segreti sono sempre nascosti nei posti più improbabili. Coloro che non credono nella magia non potranno mai trovarla.

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