Piccole letture

Piccole letture: le terrificanti storie di zio Montague

Quando ero piccola i miei genitori erano soliti leggermi delle fiabe prima di andare a dormire. È una pratica che si potrebbe quasi definire scontata, ma fondamentale: fin da bambina ho imparato il potere delle parole, di quegli oggetti quadrati e magici straripanti di storie affascinanti, di animali parlanti, di bellissime figure che erano per me un punto di partenza per sfogare la mia creatività, inventando ed aggiungendo alle mie favole preferite nuovi personaggi e finali alternativi. Tuttavia i libri non colpiscono così tanto le nuove generazioni, abituate piuttosto alla televisione, ai cellulari, ai giochini sull’ Ipad e ai videogiochi con i quali i genitori cercano costantemente di intrattenerli. Trovo quindi fondamentale la scelta dei testi giusti nell’età scolare e prescolare, affinché i bambini si sentano attratti dai libri come se fossero dei portali per delle realtà alternative, in cui perdersi quando vogliono, e non degli obblighi noiosi ai quali adempiere. Cercherò quindi di consigliarvi tramite questa rubrica qualche testo per lettori in erba di modo che possano diventare i divoratori di letteratura di domani.

E così si sta avvicinando il Natale, il periodo preferito di grandi e piccini, il periodo delle lucine, della neve, delle vacanze, dei mercatini artigianali e soprattutto, inutile continuare a mentire spudoratamente, il periodo dei REGALI. Da piccola ero una bambina anomala (non che le cose siano tanto cambiate) e scrivevo solitamente letterine lunghissime in cui agognavo l’ultimo modello del Sapientino, forse il gioco meno giocato dai bambini di tutto il mondo, ma che mi faceva sentire estremamente intelligente e superiore, e ovviamente come ogni brava aspirante Miss Universo che si rispetti, la pace nel mondo. Ricordo perfettamente l’anno in cui mi fu regalata una bellissima e costosissima Barbie Lago dei cigni, e tenni il muso per giorni: insomma non ero proprio una di quelle bambine a cui bastava un po’ di rosa e brillantini per essere contente. Crescendo ho sviluppato il mio gusto personale in fatto di oggetti materiali in maniera assolutamente schizofrenica: da un lato sono attratta da qualsiasi cosa luccichi sfavilli e sia colorato ed unicornico, dall’altro adoro il macabro, il grottesco, l’ignoto. Tuttavia resto una persona fondamentalmente fifona, perciò sfogo questo mio gusto dell’orrido con delle letture adeguate. Quando ho trovato questo libro sono stata immediatamente attirata in primis dalla copertina meravigliosa e dalle illustrazioni cupe, ed ho potuto chiaramente immaginare una bambina come me, un po’ fuori dagli schemi, immersa tra le pagine di un libro del genere:

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perciò vi presento Le terrificanti storie dello zio Montague, scritto ed illustrato da Chris Priestley ed edito da Newton Compton. La storia ci presenta da subito il nostro piccolo protagonista, Edgar (un omaggio al grande Edgar Allan Poe a cui lo scrittore si è senza ombra di dubbio ispirato) che, annoiato dalla vita borghese e da genitori perennemente indaffarati attraversa il bosco come un novello Cappuccetto Rosso per raggiungere la vecchia ed imponente magione dove si rintana uno zio un po’ strambo, ma che riesce ad intrattenere il ragazzino con le sue infinite storie dell’orrore. Edgar è un bambino disilluso, si guarda intorno con gli occhi di un bambino conscio della propria epoca, dà giudizi e si pone delle domande, non si lascia mai coinvolgere se non per pochi istanti nelle fervide fantasie oscure dello zio ma resta sempre attaccato alla realtà, fino a quando ovviamente non scoprirà che molto spesso fantasia e realtà si scontrano…

Lo zio Montague è certamente un personaggio intrigante: solo con un unico servitore in una casa colma di oggetti inutili, ninnoli di poco valore e di qualsiasi epoca, vive perennemente alla luce delle candele e riscaldato solo dal calore del camino, è spesso oscuro nelle sue affermazioni e forse proprio per questo a Edgar risulta così interessante. Sicuramente poi è un impeccabile narratore: si susseguono i suoi racconti all’interno del libro sempre ispirati dalla curiosità del nipote, che di continuo si interroga sulla provenienza degli oggetti della casa; è questo il pretesto per storie di sangue, di creature spettri e di misteri, che hanno sempre come protagonisti dei ragazzini tali e quali ad Edgar, anche se forse vissuti molto prima di lui. Tutta la vivida e malsana fantasia di Poe rivive in brevi capitoli che a tratti farebbero accapponare la pelle anche ad un adulto, e le precise descrizioni dei luoghi e le suggestioni degli eventi sono ripresi dallo scrittore in maniera impeccabile ed allo stesso tempo adeguata ad un pubblico di bambini ed adolescenti.

Ho letto questo libro tutto d’un fiato e mi è piaciuto moltissimo, combina alla perfezione il suo scopo ovvero quello di raccontare storie dell’orrore ad un giovane pubblico e rendere la figura dello zio di volta in volta più interessante, in modo da renderti praticamente impossibile smettere di leggere: perché zio Montague cerca di convincere Edgar della veridicità delle storie narrate? Vuole solo spaventarlo? E come mai possiede tutti questi oggetti che non gli appartengono? Da dove provengono gli infiniti rumori che abitano la casa? Vi sfido a scoprirlo.

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