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Pensieri nel metrò-L’importanza dei like

Argomento periglioso assai, come direbbe il mio caro Montalbano. Ma mi ci lancio lo stesso con la forza dell’incoscienza. Ultimamente noto gestendo il mio confusionario account Instagram di come sia differente la percezione che noi esseri dotati di senso estetico abbiamo delle cose. Ad esempio mi capita spesso di fare una fotografia che mi piace moltissimo, alla quale tengo, e a cui mi premuro di abbinare la frase giusta, che regali agli altri le suggestioni che provo io nel guardarla. Eppure poi puf!, un completo buco nell’acqua. E poi ci sono quelle foto storte, mezze bruciate, mosse, ma che piacciono un sacco. E io me la prendo. Me la prendo come se fosse una questione personale, e comincio a pensare se forse il mio senso del bello ha bisogno di un restauro, o di ammodernarsi un po’, o di essere più social. Perché è questa la parola chiave oggigiorno: social, socievoli (nulla di più lontano dalla mia personalità), sempre connessi con il mondo, pur forse non essendo realmente connessi che con pochi. Ma non siamo qui per fare della filosofia spiccia, dicevamo: bisogna essere connessi, e dico bisogna, sì, perché vi sfido a restare mezza giornata senza internet, e non poter non dico postare stupide ed inutili gif su Facebook, ma anche solo cercare per la trecentesima volta come si scrive “racimolare”, o se “nel frattempo” si scrive attaccato o staccato, (ché non so voi ma io non me lo ricordo mai). E la conseguenza diretta dell’essere connessi è quella di esprimere dei pareri e delle opinioni personali, e di condividere particolari della propria vita con gli altri, e ricevere dei consensi. Consensi che diventano fondamentali. Con lo stesso senso di sollievo e di necessità che accompagna ad esempio il fumatore nella sua dipendenza, così anche noi diventiamo schiavi dei consensi altrui: se prima creavamo contenuti per noi stessi, e li condividevamo perché rispondevano al nostro gusto personale, adesso invece siamo più inclini ad adattarli al gusto altrui, ci ritroviamo a studiare gli account più seguiti per capire cosa piace alla gente, quanto il messaggio sia importante rispetto all’immagine, e ne vogliamo sempre di più, e non ci basta mai. I like (o i cuoricini, come preferite) diventano il nostro pane quotidiano. E se pensate che questo post voglia criticare questi meccanismi, vi sbagliate di grosso. Ritengo infatti che i consensi, al pari dei complimenti nella vita reale, permettano a una persona di diventare sicura di sé, di accrescere la propria autostima, di sentirsi in quale modo ricompensata del tempo passato per realizzare qualcosa che considera interessante. Di far funzionare il cervello e la creatività, alla ricerca del nuovo, del bello e dell’insolito, alla ricerca di qualcosa da dire, di cose da fare, di gente da conoscere. Può sembrare inutile, fine a se stesso, ma è grazie a questi meccanismi che è nato Problemi di bibliofilia, ed è sempre grazie a questi meccanismi che continua a regalarmi delle soddisfazioni umane e vere, anche se generate da dei social, perché in fondo dietro ad ogni schermo c’è sempre una persona, e non ci vuole poi molto a connettersi davvero, a premere pochi tasti sulla tastiera, ad uscire dal computer ed andare insieme a prendere un caffè.

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One thought on “Pensieri nel metrò-L’importanza dei like

  1. Non so, il discorso è che sì, il like accresce l’ego (non credo l’autostima, che è altra cosa, legata ad altre declinazioni dell’animo), ma lo accresce nella misura in cui, come dicevi, si affianca al gusto dell’algoritmo dei cookies che utilizza questo o quel Social; quindi viene veicolato in un argine che crediamo essere nostro, dei parametri che crediamo ci appartengano, in realtà è solo la paura di dover dire diversamente una cosa ovvia. No, per l’algoritmo dobbiamo dire le cose nella stessa maniera, con le stesse parole, della tendenza. Questo è appiattimento. C’è, ok, prendiamone atto, ma facciamoci anche consapevoli che non dobbiamo per forza essere così e che siamo ancora più forti se riusciamo sì a dare retta all’algoritmo, ma anche, in coscienza, a dire un po’ quel cazzo che ci pare.
    Questo commento, per esempio, mai potrebbe avere un’attenzione su taluni canali del web, ma posso permettermi di farlo qui, con te, sapendo che noi due e pochi altri possono seguirlo e forse comprenderlo. Poi fuori, alla luce abbagliante dei fari del Social-Padrone Facebook, dobbiamo camminare diversamente. Basta lo si faccia consapevolmente.
    *
    v

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