Nuova uscita · Recensione

L’anno senza estate di Carlos Del Amor

L’anno senza estate è il nuovo romanzo di Carlos Del Amor, pubblicato in Italia dalla casa editrice Nord e finito fresco fresco di stampa nelle mie mani. La prima cosa che mi ha colpito è stata la copertina accattivante, minimal proprio come piace a me, poi il titolo ed infine la sinossi. Solitamente è difficile che acquisti un libro senza conoscere perlomeno chi sia l’autore ma in questo caso ho voluto dare fiducia a questa nuova uscita, e non sono rimasta del tutto delusa.

Carlos Del Amor è un giornalista amatissimo in Spagna, è uno dei conduttori di punta della televisione pubblica spagnola e conduce anche un programma tutto suo, interessandosi particolarmente di cultura e cinema. Questo è il suo secondo romanzo.

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Ne L’anno senza estate entriamo in medias res nella vita dello scrittore, e capiamo subito che il racconto sarà di stampo autobiografico, con le dovute accortezze funzionali alla narrazione: il protagonista, giornalista televisivo/scrittore sta lavorando al suo secondo romanzo, e decide di approfittare di quella che si prospetta un’estate fredda, freddissima, e delle ferie altrui, per lavorarci quasi a tempo pieno. Tuttavia salendo le scale del palazzo in cui abita, un pomeriggio (che io ho immaginato come la casa Milà di Gaudì, antico e pieno di piccoli appartamenti) ritrova il mazzo di chiavi che la portinaia, anch’essa in ferie, ha perso prima di partire, e che può aprire qualsiasi porta nel  palazzo. Come può un uomo in cerca della giusta ispirazione resistere alla tentazione di sbirciare nelle case degli altri, momentaneamente lasciate vuote per le vacanze estive, e scoprirne i segreti? Chi non ne avrebbe approfittato?

Si ritrova a primo colpo ad entrare in un’abitazione prevalentemente disabitata. A quanto pare il proprietario vi passa al massimo qualche giorno all’anno, ed è così il target più sicuro per il nostro ladro di vite, che non può però sapere cosa lo aspetta. Quell’appartamento racchiude infatti un grandissimo dolore che dura ormai da tantissimi anni: vi abitavano Simon e Ana, una coppia affiatatissima che però si era spezzata con la morte di quest’ultima, lanciatasi senza ulteriori spiegazioni dalla finestra molti anni prima. Ogni anno Simon, giornalista in pensione, nell’anniversario della sua morte fa pubblicare un nuovo e straziante messaggio d’amore per la moglie strappata troppo presto alla vita senza apparente motivo. Una storia che tocca profondamente l’animo romantico dello scrittore, e che stuzzica anche il suo lato investigativo, e che lo appassiona tanto da approfondire i segreti della coppia e dell’intero palazzo, con i suoi abitanti coinvolti in modo più o meno diretto nella vicenda. Decide quindi di dedicare appunto a questa vicenda il suo nuovo libro, in un crescendo di incertezze e di tentazioni sempre più forti, coadiuvato dalla sua fervida immaginazione.

Del romanzo ho apprezzato moltissimo la sua scrittura che mi piacerebbe definire metateatrale (nel corso della storia potevo infatti immaginare lo scrittore all’opera, alla ricerca disperata di materiale interessante per il proprio libro, e i soggetti da lui immaginati prendere vita dalla sua fantasia): è molto interessante vedere come in concreto si compia un’opera di narrativa, quante persone rientrino nel processo di scrematura dei soggetti, quante pressioni riceva lo scrittore e quante critiche, e di come debba barcamenarsi per accontentare tutti, editori e lettori, lasciando spesso da parte il vero e proprio piacere dell’abbandonarsi alla scrittura, soffocato dalle aspettative che un secondo libro genera nei lettori in particolar modo per il nostro protagonista che, non essendo scrittore di mestiere ma appunto giornalista televisivo, soffre di ansia da prestazione dovuta dalla sua fama. Interessante è vedere come in questi casi funziona la mente di uno scrittore: troppo spesso infatti i romanzi “popolari” devono avere sempre gli stessi elementi per essere accolti positivamente dal pubblico, come fosse una ricetta da seguire senza sbagliare, e nonostante il nostro protagonista ci tenga particolarmente a questa storia d’amore che è diventata quasi un po’ sua, ci tiene ancora di più a non deludere le aspettative, consegnando così alle stampe un romanzo mediocre e con dei buchi nella trama, che è anche ciò che succede a Carlos Del Amor, che a mio parere pur sapendo già che la storia verterà inevitabilmente sull’appartamento di Simon e Ana decide comunque di impelagarsi in capitoli assolutamente fini a se stessi che raccontano delle altre vite che abitano il palazzo. Piacevoli da leggere, ma privi di qualsivoglia funzionalità. Per il resto, a parte qualche elemento inserito in maniera un po’ forzata e certamente inverosimile per far quadrare i conti delle “indagini”, il romanzo scorre piacevolmente, complici i capitoli brevi, i personaggi intriganti (la cui psicologia viene approfondita attraverso frequenti flashback) e una prosa molto semplice e senza troppe pretese.

Lo so che l’estate è finita, ma questo sarebbe stato un libro perfetto da leggere sotto l’ombrellone. In alternativa, con una tazza di tè ed i piedi ad affumicarsi sul bordo del camino, regalerà le giuste suggestioni, e sicuramente non vi farà annoiare.

Guardai il mazzo di chiavi, ed eccola: una molto più vecchia delle altre, con qualche segno di ruggine, che aspettava solo di essere usata. Le chiavi sono fatte per aprire porte, cassette delle lettere, macchine, sogni. E quella era una chiave triste.

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