Letteratura a colazione

Letteratura a colazione: un articolo ristretto

Premessa: adoro il momento della colazione. Lo adoro perché combina insieme due delle mie cose preferite, ovvero star fermi a godersi una tazza fumante e mangiare dolci. E se anche la giornata si prospetta vorticosa e frenetica, cerco sempre di ritagliarmi questo momento tutto per me, qualche volte accompagnandolo con un libro, anch’esso breve e, possibilmente, dolce. E ve ne parlo. Ma giusto il tempo di un caffè.

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Questo breve e scorrevole libro di Francesco Piccolo, Momenti di trascurabile infelicità, è un catalogo di sfighe. Da subito l’empatia che ho provato è stata forte: il nostro scrittore è pigro, tanto pigro, è insofferente, caustico, non sopporta i luoghi comuni e le frasi fatte, vive la vita con il piglio di chi ha perennemente il sopracciglio alzato, perplesso. Si interroga sulle cose che la gente fa quotidianamente, e a farlo c’è da diventar matti. Perché, ad esempio, indulgiamo sadicamente a fare diete su diete, se poi sappiamo che sistematicamente nello stesso momento in cui nella nostra mente balugina l’idea di una dieta ci viene fame? E perché ci ostiniamo ad organizzare feste per bambini che durano quanto dei matrimoni, per dei pomeriggi interi, se poi quando veniamo invitati a delle feste del genere siamo i primi a voler andare via? Con precisione chirurgica Francesco Piccolo analizza le nostre giornate in tutte le loro più insignificanti inezie ed abitudini, riuscendo ogni volta a trovare qualcosa di infelice, qualcosa che si potrebbe evitare, qualcosa che ci portiamo dietro dall’infanzia senza un perché, le classiche inutili convenzioni sociali alle quali siamo così avvezzi da compierle sistematicamente anche se le troviamo prive di senso ed irritanti. E ci fa ridere. E ridiamo di noi stessi per la nostra stupidità, perché son cose che danno fastidio a tutti, eppure nessuno dice. Però, come appunto dice il titolo, sono momenti “trascurabili”: dopotutto una delle gioie della vita è quella di lamentarsi, di tutto e tutti, e se ci togliessero le sfighe di cosa ci lamenteremmo?

<è come quando ci sono i fuochi d’artificio, che mi portano a vederli da anni, sembrano chissà che e invece sono sempre uguali, sempre con lo stesso schema. E bisogna attendere fino alla fine, perché c’è il grande botto. Dal quale bisogna essere molto impressionati.>>

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