Piccole letture

Piccole letture: La famiglia Sappington di Lois Lowry

Quando ero piccola i miei genitori erano soliti leggermi delle fiabe prima di andare a dormire. È una pratica che si potrebbe quasi definire scontata, ma fondamentale: fin da bambina ho imparato il potere delle parole, di quegli oggetti quadrati e magici straripanti di storie affascinanti, di animali parlanti, di bellissime figure che erano per me un punto di partenza per sfogare la mia creatività, inventando ed aggiungendo alle mie favole preferite nuovi personaggi e finali alternativi. Tuttavia i libri non colpiscono così tanto le nuove generazioni, abituate piuttosto alla televisione, ai cellulari, ai giochini sull’ Ipad e ai videogiochi con i quali i genitori cercano costantemente di intrattenerli. Trovo quindi fondamentale la scelta dei testi giusti nell’età scolare e prescolare, affinché i bambini si sentano attratti dai libri come se fossero dei portali per delle realtà alternative, in cui perdersi quando vogliono, e non degli obblighi noiosi ai quali adempiere. Cercherò quindi di consigliarvi tramite questa rubrica qualche testo per lettori in erba di modo che possano diventare i divoratori di letteratura di domani.

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Prendete degli aspiranti orfani e un’orfanella suo malgrado, prendete dei genitori incompetenti, un vecchio vedovo ricco e malinconico, dei gemelli, dei dispersi ed una tata irreprensibile, mettete tutto in un calderone e fate cuocere a fuoco vivo, spolverate con ironia e scorrettezza, servite ghiacciato.

Ecco La famiglia Sappington, un romanzo malvagiamente scritto e ignominiosamente illustrato” da Lois Lowry, prolifica autrice di romanzi per ragazzi, tra cui il famosissimo The Giver- il mondo di Jonas, ristampato recentemente in occasione dell’uscita del film omonimo di genere distopico/fantascientifico (stile Il ragazzo dei mondi infiniti di Neil Gaiman o la saga di Percy Jackson, per intenderci) che ha ottenuto il People’s Choice Award nel 2015.

La Lowry ci ha visto lungo con questo romanzo: ha trovato un modo per far appassionare i bambini, anche i più scettici, alla letteratura, facendo dei suoi protagonisti dei ragazzini vagamente diabolici, furbi ed irrequieti che sanno sempre come farla franca:

Tim, il primogenito, è a capo della gang. Lui comanda la crew, sceglie i bersagli delle prossime marachelle, trasforma tutto in un gioco e, ovviamente, fa sempre in modo di vincere.

Bernabò A e B: i gemelli. Nemmeno i genitori ricordano i loro nomi, sono pressoché indistinguibili tra loro, e sono per di più costretti a fare a turno per indossare un solo maglione (è evidente che la doppietta non era stata prevista dalla signora Sappington).

Jane, l’ultima arrivata, insicura e sottomessa ai fratelli, dall’animo dolce, silenziosa, amorevole (ma non troppo: stiamo pur sempre parlando di una Sappington!).

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In casa Sappington i genitori non sopportano i figli ed i figli non sopportano i genitori, tanto che entrambi cercano un modo per liberarsene: così i figli regalano ai genitori una crociera a base di paludi, belve feroci, terremoti e zone di guerra con l’agenzia Viaggi Abominevoli, e di contro i genitori (ispirati dalla fiaba di Hansel e Gretel) pensano bene di mettere la casa in vendita durante la loro assenza, così i ragazzi si ritrovano, ipso facto, orfani. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: prima di partire, infatti, i signori Sappington ingaggiano una tata che tenga a bada la scatenata prole. La tata non ha nulla a che fare con quello che ci immaginiamo, nessuna Mary Poppins, niente canzoncine sdolcinate e buoni insegnamenti, ma sa subito conquistare il cuore della piccola Jane e, a ruota, dei maschietti di casa (e non solo…).

Proprio qui le avventure dei nostri orfanelli si legano a quelle del malinconico ricco vedovo della porta accanto, il comandante Melanoff, titolare di un’azienda di dolciumi che ha fatto fortuna grazie alla famosissima Girellecca. Il comandante viveva tranquillo nella sua tristezza dopo che la moglie ed il figlio erano scomparsi sei anni prima, inghiottiti da una valanga vicino ad un villaggio sulle Alpi, ma questo prima che una delle monellerie dei nostri protagonisti stravolgesse i suoi piani…

Come avrete potuto constatare, una delle cose più adorabili di questo testo è senz’altro la copertina: tra un miliardo di libri mi ha colpita subito e non ho potuto fare a meno di avvicinarmi. La sinossi, poi, mi ha a dir poco conquistata, ed il colpo di grazia me l’ha dato il commento di Lemony Snicket:

<<Lois Lowry proietta la sua invidiabile e nobile ombra su tutto il panorama della letteratura infantile, dal fantasy al realismo. Il libro è fatto per farci ridere.>>

Ed infatti sia tra le pagine (se siete in grado di coglierli) sia alla fine del libro (se invece siete più pigri) troverete l’elenco interminabile di libri che hanno ispirato l’autrice: ci troviamo personaggi come Huckleberry Finn, Heidi, Pollyanna, Jane Eyre, l’orfano James del racconto di Roald Dahl James e la pesca gigante e molti altri. La maggior parte di questi fanno parte di una tradizione letteraria fortunatissima ma, forse, un po’ datata: ed allora in questo libro si sfruttano gli stessi personaggi, ma le situazioni sono ribaltate, gli orfani non vengono maltrattati ma hanno in mano la situazione, la tata da’ loro manforte con le monellerie, e il vecchio magnate non è cattivo ma solo triste. La storia scorre fluidamente, con capitoli brevi ed un utilissimo glossario nelle ultime pagine per i più piccoli, le illustrazioni semplici ma efficaci per stimolare l’immaginazione, la trama all’inizio può sembrare scontata ma è, in realtà, una completa scoperta: i colpi di scena si rincorrono fino all’ultima pagina.

Forse non proprio indicato per la lettura della buonanotte: le risate non conciliano il sonno.

“Oh, fantastico!” disse la tata. “Siete una famiglia d’altri tempi, come la nostra. Noi siamo quattro rispettabili orfani con una tata molto efficiente.”

“Come Mary Poppins?” suggerì l’uomo.

“Ma no! Io non assomiglio nemmeno un po’ a quella donna donna che volava la notte”, rispose la tata con sussiego. “Mi viene quasi il diabete quando penso a lei: tutti quei disgustosi cucchiaini di zucchero! Niente a che vedere con me. Io sono semplicemente una tata competente e professionale.”

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