Piccole letture

Piccole letture: Melody di Sharon M. Draper

Quando ero piccola i miei genitori erano soliti leggermi delle fiabe prima di andare a dormire. È una pratica che si potrebbe quasi definire scontata, ma fondamentale: fin da bambina ho imparato il potere delle parole, di quegli oggetti quadrati e magici straripanti di storie affascinanti, di animali parlanti, di bellissime figure che erano per me un punto di partenza per sfogare la mia creatività, inventando ed aggiungendo alle mie favole preferite nuovi personaggi e finali alternativi. Tuttavia i libri non colpiscono così tanto le nuove generazioni, abituate piuttosto alla televisione, ai cellulari, ai giochini sull’Ipad e ai videogiochi con i quali i genitori cercano costantemente di intrattenerli. Trovo quindi fondamentale la scelta dei testi giusti nell’età scolare e prescolare, affinché i bambini si sentano attratti dai libri come se fossero dei portali per delle realtà alternative, in cui perdersi quando vogliono, e non degli obblighi noiosi ai quali adempiere. Cercherò quindi di consigliarvi tramite questa rubrica qualche testo per lettori in erba di modo che possano diventare i divoratori di letteratura di domani.

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Il testo che vi propongo oggi è passato straordinariamente inosservato in Italia in tutti questi anni, a torto a mio parere. Pubblicato per la prima volta in America con il titolo di Out of my mind da Sharon M. Draper, amatissima educatrice e scrittrice di oltre 28 romanzi per ragazzi di qualsiasi genere, e rimasto per ben due anni nella classifica dei bestseller del “New York Times“, è stato tradotto in italiano solo nel 2013 e pubblicato da una piccola casa editrice, la Anordest. Per fortuna la Feltrinelli ha deciso di ripubblicarlo con una differente traduzione a cura di Alessandro Peroni, e di donargli una delle copertine più belle ed accattivanti che io abbia mai visto, realizzata da Ken Wong.

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Pagine 249, 28 gennaio 2016. Feltrinelli Kids

Proprio quest’anno in occasione della ristampa la Draper è stata ospite della 53ma Bologna Children Book Fair, ed il testo è arrivato tra i finalisti del premio Andersen per bambini oltre i dodici anni.

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Sharon M. Draper.

Ma parliamo di Melody. Lei ha undici anni, è spiritosa, piena di vita, un’abile osservatrice, dotata di memoria fotografica, divoratrice di libri e documentari, desiderosa di condividere le sue passioni con gli altri bambini, ha una sorellina più piccola, le piace studiare ed apprendere, le piace la musica country e odia il jazz, adora i jeans. Una ragazzina normale, dunque. Ma purtroppo tutte queste passioni che ha dentro è impossibilitata ad esprimerle. Melody soffre di tetraplegia spastica, una paralisi cerebrale che “limita l’uso del corpo ma non della mente”. Può osservare il mondo, ma non può interagire con esso, e soprattutto non può comunicare. Melody adora per le parole, ne conosce migliaia, ma non sarà mai in grado di parlare con qualcuno, di esprimersi liberamente, e questo la fa diventare matta. Ha a sua disposizione una carrozzina con un vassoio, sul quale i genitori hanno incollato parole semplici, che può indicare con l’unica parte sana del suo corpo, i pollici, per cercare di esprimere i propri bisogni, ma nulla di più. Per i primi quattro anni delle elementari è confinata in una classe per bambini speciali nella quale sono riuniti bambini con le patologie più disparate, e nella quale si recano ogni giorno più per passare il tempo che per imparare qualcosa, con gran rammarico di Melody che invece quando è a casa assimila informazioni e nozioni da qualsiasi fonte disponibile. Tutto cambia però quando, in quinta, la scuola propone delle classi inclusive, ovvero classi che danno la possibilità a bambini come Melody di interagire con gli altri studenti della sua età, e quando, oltre ad una sedia a rotelle elettrica, i genitori le donano un apparecchio che la rende immensamente felice, il Medi-Talker, un computer che le permette di comunicare con il mondo esterno mediante una voce artificiale. È una rivoluzione per tutti, per i bambini della classe H-5, i bambini “speciali”, come per quelli “normali”, intimoriti ma allo stesso tempo attratti dalla loro diversità.

Questo libro offre moltissimi spunti di riflessione, sia amari che dolci. Forse un po’ troppo positivo, ma sicuramente scritto per dare il buon esempio, oltre che per essere un omaggio ai tantissimi educatori e genitori che si dedicano completamente, notte e giorno per rendere piacevole e più semplice la vita dei bambini con disabilità. La vitalità di Melody e la sua simpatia sono infatti contagiose, ed il semplice fatto che lei non possa esprimerle direttamente non è un buon motivo per privarsene. Ogni volta che Melody ha sorriso o si è emozionata il mio cuore si è ingrandito un po’ di più, le sue frustrazioni erano le mie, e attraverso queste 249 pagine mi ha presa per mano, mi ha condotta nella sua mente e io sono cresciuta insieme a lei, gioendo delle sue conquiste, tribolandomi per le sue paure e per le sue sfide quotidiane. Vive quella che per lei è una vita normale, circondata dall’amore di amici e genitori, che la capiscono e la sostengono senza bisogno di spiegazioni che non può dare, ma in realtà la sua è una vita straordinaria perché è capace di provare gioia per le più piccole cose che noi diamo per scontate nella vita di ogni giorno, come il sorriso di un amico, l’affetto di un cane, un compito in classe andato particolarmente bene.

Quando le si chiede che tipo di malattia abbia, Melody risponde: “Tutti abbiamo delle disabilità. Quali sono le tue?”. Ecco, queste sono le nostre disabilità: l’incapacità di godere della nostra vita a pieno, poiché siamo troppo abituati a dar tutto per scontato. Questa piccola guerriera in sedia a rotelle ci insegna ad aprirci al mondo, al diverso e a quello che ci passa troppo spesso sotto il naso senza che nemmeno che ne accorgiamo, e io le sono grata per questi insegnamenti, che sono preziosi da ricevere a qualsiasi età.

Parole. Sono circondata di parole. Migliaia di parole. Forse milioni.

Cattedrale. Maionese. Melagrana. Mississipi. Napoletano. Ippopotamo. Vellutato. Terrificante. Iridescente. Solletico. Starnuto. Desiderio. Ansia.

 Le parole mi turbinano intorno da sempre come fiocchi di neve, tutte delicate e diverse, e tutte mi si sciolgono in mano prima che le tocchi. Dentro di me le parole si ammassano in cumuli enormi. Montagne di frasi, di locuzioni e di idee interconnesse. Espressioni argute. Battute di spirito. Canzoni d’amore. Ma solo nella mia testa. Non ho mai detto una parola. Ho quasi undici anni.

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