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Letteratura a colazione: un articolo ristretto

Premessa: adoro il momento della colazione. Lo adoro perché combina insieme due delle mie cose preferite, ovvero star fermi a godersi una tazza fumante e mangiare dolci. E se anche la giornata si prospetta vorticosa e frenetica, cerco sempre di ritagliarmi questo momento tutto per me, qualche volte accompagnandolo con un libro, anch’esso breve e, possibilmente, dolce. E ve ne parlo. Ma giusto il tempo di un caffè.

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“Perché la trasgressione abbia successo occorre che si disegni su uno sfondo di normalità. Rappresentare la normalità è una delle cose più difficili per qualsiasi artista – mentre rappresentare la deviazione, il delitto, lo stupro, la tortura, è facilissimo.”

La giungla del quotidiano non è mai stata così divertente. In questo libricino compatto e dalla copertina minimale ed accattivante, Come viaggiare con un salmone, sono contenuti brevi articoli che Eco ha scritto nel corso degli anni, dal 1975 al 2014, accomunati tutti da un particolare: sono istruzioni. Istruzioni per sopravvivere alla vita moderna, come far fronte ad esempio all’esercito dello spam, ai media, all’idiozia dilagante delle ovvietà. Un uomo di grande intelletto ha le stesse problematiche di ognuno di noi, apparentemente, se non di più: veniamo a conoscenza così, attraverso il suo pungente sarcasmo, di vicende esilaranti che tradiscono in fondo le gravi mancanze della società, come gli inutili ed interminabili giri della burocrazia italiana, la disorganizzazione delle biblioteche, la confusione che genera il sistema dei trasporti. Gli insegnamenti del maestro si celano anche dietro gli eventi più banali, appunto perché le idee più illuminanti possono e anzi spesso derivano dalle inezie. Pensate se a Newton non fosse mai caduta una mela in testa mentre sonnecchiava sotto un albero, o se Archimede non avesse mai avuto voglia di fare quel bagno rilassante che gli fece esclamare il famoso “Eureka!”. Forse non possiamo paragonare le utilissime (e probabilmente anche efficaci, ma per saperlo bisognerebbe provarci) tecniche di Eco su come togliersi di torno i fanatici del calcio alle più grandi invenzioni della storia dell’umanità, ma insomma credo possa essere indispensabile per molti a sfuggire ai subdoli attacchi di abituale follia alla quale siamo sottoposti. E se così non fosse ci regalerà perlomeno delle grasse (a volte amare) risate.

Io non ho nulla contro il calcio. Non vado negli stadi per la stessa ragione per cui non andrei a dormire di notte nei sotterranei della Stazione Centrale di Milano (o a passeggiare per Central Park a New York dopo le sei del pomeriggio), ma se mi capita mi guardo una bella partita con interesse e piacere alla televisione, perché riconosco e apprezzo tutti i meriti di questo nobile gioco. Io non odio il calcio. Io odio gli appassionati di calcio.

Ma non vorrei essere frainteso. Io nutro verso i tifosi gli stessi sentimenti che la Lega Lombarda nutre verso gli extracomunitari: “Non sono razzista, purché se ne stiano a casa loro.”

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