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Il buio oltre la siepe di Harper Lee

Il buio oltre la siepe (titolo originale To kill a mockingbird) è il primo fortunato romanzo scritto e pubblicato nel 1960 dalla scrittrice americana Harper Lee, che le ha valso inoltre il Premio Pulitzer e che è stato trasposto cinematograficamente nel 1962, con Gregory Peck nel ruolo di Atticus. Il film vinse ben tre premi Oscar e tre Golden Globe. A luglio del 2015, inoltre, la casa editrice Harper Collins ha pubblicato un altro romanzo dell’autrice, Va’, metti una sentinella (Go set a watchman) ambientato in un periodo successivo rispetto al primo romanzo e con gli stessi personaggi, ma scritto già nel 1957 e mai accettato dagli editori dell’epoca.

Ho avuto la (s)fortuna di venire a conoscenza del romanzo solo dopo la morte dell’autrice, lo scorso 19 febbraio, e subito mi sono premurata di recuperare un libro che per molti è considerato come un ritratto della prima società americana, e al quale sono rimasti tutti indissolubilmente legati.

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“Prima di vivere con gli altri, bisogna che viva con me stesso: la coscienza è l’unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza.” Uno dei tanti insegnamenti di Atticus Finch.

La vicenda si svolge intorno agli anni Trenta nell’ immaginaria contea di Maycomb, in Alabama, dove la nostra piccola narratrice Scout vive con il fratello Jem ed il padre Atticus Finch, stimato avvocato. Qui la vita scorre tranquilla, calda e monotona in una realtà dove i neri lavorano per i bianchi e vivono poco distanti da loro senza turbarne la quiete: ognuno al posto proprio com’è deciso dalla legge. La pace viene però a un tratto turbata dal polverone sollevato dal cittadino Bob Ewell, che accusa un bracciante di colore di aver violentato sua figlia. A difesa del bracciante viene nominato Atticus e ben presto i ragazzi Finch, educati dal padre al rispetto degli altri, a prescindere dal colore della loro pelle, e all’ importanza della giustizia, si ritroveranno a dover ascoltare le varie campane del paese sul conto di questa orribile vicenda e ad imparare, loro malgrado, quanto difficile e crudele sia la vita degli adulti.

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Atticus e Scout in una scena del film

Il buio oltre la siepe è un romanzo difficile sotto molti punti di vista. È difficile leggere di quella che fino a non molto tempo fa è stata la quotidianità, e non solo in America ma nel mondo; è difficile confrontarsi con un personaggio come Atticus, così giusto nelle sue idee egualitarie quanto impotente; è difficile arrivare ad affrontare le ultime cento pagine senza un interiore modo di insurrezione, quello che vi prende quando guardate un horror e vorreste entrare nello schermo della TV ed impedire con la forza al protagonista decerebrato di incamminarsi nel bosco da solo, avete presente? Ecco, questo è ciò che questo libro mi ha provocato. La frustrazione della piccola Scout e del fratello Jem era la mia. Il loro senso d’ingiustizia era il mio. E amaramente, distolti gli occhi dal libro, comprendo che è tutt’ora il mio: mi basta dare un’occhiata al telegiornale per sentire ancora di stranieri brutalmente picchiati senza alcun motivo nel mio paese, e non solo: perché se la distinzione tra bianchi e neri nelle menti dei primi conquistadores era palese poiché visibile, nella società odierna tante, troppe, sono le discriminazioni nei confronti di gente identica a noi per fisionomia e colore della pelle, ma con idee, religione, orientamento sessuale differenti. Verso la fine del romanzo peraltro si fa riferimento alle azioni persecutorie di Hitler nei confronti degli ebrei, e qui la voce dell’innocenza, quella dei bambini, ci dimostra come la società sia zeppa di contraddizioni a riguardo: perché Hitler va criticato aspramente per le sue azioni, e chi discrimina qualcuno solo perché diverso da lui invece no?

Jem e Scout sembrano tra i pochissimi a vedere la realtà con lucida obiettività, forse perché privi dei pregiudizi con cui gli adulti vivono, convincendosi che qualsiasi cosa venga loro in mente sia sacrosanta. A tal proposito riporto una conversazione dei due fratelli che mi ha molto colpita:

Scout: “[…] Io credo che la gente sia di un solo tipo: gente, e basta!”

Jem: […] “è quello che pensavo anch’ io quando avevo la tua età,” disse, infine. “Ma se gli uomini sono di un tipo solo, come ti spieghi che non vanno mai d’accordo tra loro? Se sono tutti eguali, perché passano la vita a disprezzarsi a vicenda?”

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Nel 2007 George W. Bush, conferendole la Medaglia presidenziale della libertà, ha così definito Harper Lee ed il suo best seller: «Ha influenzato il carattere del nostro paese in meglio. È stato un dono per il mondo intero. Come modello di buona scrittura e sensibilità umana questo libro verrà letto e studiato per sempre».

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