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Letteratura a colazione: un articolo ristretto

Premessa: adoro il momento della colazione. Lo adoro perché combina insieme due delle mie cose preferite, ovvero star fermi a godersi una tazza fumante e mangiare dolci. E se anche la giornata si prospetta vorticosa e frenetica, cerco sempre di ritagliarmi questo momento tutto per me, qualche volte accompagnandolo con un libro, anch’esso breve e, possibilmente, dolce. E ve ne parlo. Ma giusto il tempo di un caffè.

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“È risaputo che le cose più belle sono quelle che se ne vanno.”

Sono contrario alle emozioni più che racchiudere una storia racchiude una vita. E neanche una vita di quelle appassionanti, da biografia, no: una vita comune, fatta di figure di merda,  di contrattempi, di piccole gioie e riflessioni, di paranoie e di fissazioni. Una vita come la nostra, ma che noi non avremmo mai il coraggio di mettere su carta ad usufrutto di qualcun altro. Il nostro protagonista dialoga con se stesso in un continuum di buffe contraddizioni tipiche della psiche umana. Ed ha un grande pregio: fa riflettere. Fa riflettere perché rappresenta ciò che siamo, sempre e senza accorgercene. È il nostro alter ego ma essendo lontano da noi, diviso dalla nostra dimensione e rinchiuso in carta e inchiostro, lo guardiamo dall’alto in basso (letteralmente) e lo giudichiamo, e giudicandolo osserviamo anche noi stessi, i nostri atteggiamenti compulsivi, le nostre manie che ci rendono vergognosi, i nostri attaccamenti morbosi, che ci sembrano via via più vividi e, finalmente, condivisi, anche se solo con il personaggio di un romanzo. Cosa fanno i libri, in fondo, se non darci delle certezze? Alcuni ci regalano anche dei sogni, bellissimi sogni per cui lottare, ma molti non fanno altro che presentarci la verità, nuda e cruda sotto i nostri occhi: tu sei questo, fai questo, ti preoccupi di questo, ami questo e rifuggi quest’altro, a volte queste ultime due cose coincidono, altre no. E soprattutto: siamo tutti così. Anche la donna più bella, anche l’uomo più disinvolto sulla faccia del pianeta ha passato, passa o passerà attraverso i nostri stessi turbamenti emotivi, la scarsa autostima, la paura di non farcela, l’amore non ricambiato per qualcuno, sono problematiche comuni a qualsiasi essere umano dotato di sistema limbico. Siamo umani. Facciamocene una ragione.

<< Perché rimani così seduto a permettere a tutte queste emozioni di attaccarti in branco, neanche ci fosse qualcosa di nobile nel lasciarsi sopraffare in questo modo? Guardale, ogni canzone se ne porta un gruppetto in gita. Malinconia, entusiasmo, piccoli brividi di freddo non spiacevole, picchi gratuiti di autostima, bigiotteria di felicità, desiderio improvviso di prendersi un cane, desiderio improvviso di contribuire al risparmio energetico, nostalgia delle polpette della nonna, ricordi che si sollevano come zombie e vengono a chiederti l’elemosina a tanto così dalla faccia: un piccolo esercito di stati d’animo che ti prendono per un parcheggio e se ne stanno lì in fila ad aspettare il proprio turno. >>

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